Dialogo, Educazione alla Conoscenza, Pace

Abbiamo il piacere di pubblicare in anteprima questo articolo sul tema della formazione, che è da sempre il cuore delle attività dell’Accademia ISA: oggi, alla luce delle crisi degli ultimi anni, come aggiornare i percorsi formativi per reagire in modo costruttivo e religioso?

La prof.ssa Mulayka Enriello, Consigliere COREIS e membro del Direttivo dell’Accademia ISA, si rivolge ai propri colleghi dell’UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi) per rinnovare la ricerca di una “convergenza intellettuale”.

Con l’occasione segnaliamo anche il convegno on-line promosso dall’UCIIM per lunedì 4 aprile alle ore 15: educare alla pace per ripudiare la guerra.


Cari amici e colleghi dell’UCIIM,

Il ruolo di educatori che da sempre ci accomuna, rafforzato da un ingaggio nel nostro lavoro orientato alla luce dei valori religiosi, pur nella differente declinazione delle nostre rispettive fedi, ci ha portato negli anni a una sintonia e collaborazione che ahinoi, per i paradossi della nostra epoca, sembra essere accolta e trovare risorse per una visibilità soprattutto in tempi di crisi, quando la nostra società, pur soggetta agli assiomi dell’individualismo, riesce a riconoscere e a valorizzare il conforto del saper essere comunità, che le religioni in particolare riescono ancora oggi a manifestare.

Comunità vuol dire oggi, dopo due anni di forzato “distanziamento sociale”, innanzitutto comunità umana, ricordo dell’origine unica dell’essere umano come creatura primordiale che esiste in quanto “pensata” – prima che “pensante” – pensata dalla Sapienza divina e perciò stesso desiderosa di ricercare e ritrovare questa sapienza.

Nell’immobilismo forzato di questo periodo storico, abbiamo assistito e stiamo assistendo alla mistificazione e strumentalizzazione violenta della religione e della politica; abbiamo reagito con una rinnovata fratellanza nella salute – fisica e spirituale – contro la pandemia, stiamo lavorando alla difesa di una coesione sociale europea per la Pace e contro ogni abuso e sopruso delle armi sopra gli esseri umani.

Se la nostra Costituzione “ripudia la guerra”, gli uomini e le donne religiosi ripudiano altrettanto ogni forma di superpotere legato all’espressione esasperata dell’io, oggi ingigantito dalla potenza della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, che prendono il sopravvento sul gusto rituale dell’esistenza e sulla vera condivisione e ritrasmissione di conoscenza.

Nel dialogo interreligioso, che come COREIS portiamo avanti da sempre sulle orme del nostro fondatore Shaykh ‘Abd al Wahid Pallavicini, con l’ausilio di una Accademia di Studi Interreligiosi (www.accademiaisa.it), preferiamo vedere l’occasione benedetta di uno sforzo di convergenza intellettuale, più che una facile ricerca di soluzioni demagogiche dal basso, che rischiano di uniformarsi piuttosto ad un minimo denominatore privo di collegamenti con la trascendenza, all’insegna di categorie precarie come il “quieto vivere” e la “tolleranza”.

Certo, si tratta di uno sforzo, dove è richiesto di risalire una china piuttosto che affrontare una facile discesa. Ma è questo il ruolo di noi educatori: accompagnare con dolcezza la salita verso una vera Conoscenza, che sia una conoscenza portatrice di valori e di un solido conforto per l’anima. Ne hanno bisogno i nostri ragazzi disorientati dalla pandemia e da tutto ciò che ne è seguito. Ne hanno bisogno le famiglie profughe dall’Ucraina oggi, così come ne hanno avuto bisogno i profughi e gli immigrati di tutte le provenienze fino all’altro ieri.

Non una conoscenza finalizzata soltanto ai beni materiali, che proprio in questa crisi si è svelata in tutta la sua futilità e inutilità. Le nuove generazioni, e persino noi stessi, abbiamo tutti bisogno di una conoscenza che renda conto del senso ultimo dell’esistenza, del valore della Terra come dono e come luogo di vita, del valore della vita stessa e della preziosità del tempo che Iddio ci ha dato e che dobbiamo imparare a spendere nel miglior modo possibile.

Ci sembra questo il modo migliore per tendere insieme alla ricerca di una vera Pace, “non come la dà il mondo”, certo, ma se Iddio lo vuole, per quanto è possibile, persino in questo mondo, che è il teatro di Dio, in cui noi uomini e donne siamo soltanto degli umili attori, alla ricerca – come ben diceva Pirandello – del nostro Autore.

Mulayka Enriello